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MANIFESTO

Il mondo a unici senso e direzione del Terzo Millennio ha necessità di battere nuovi sentieri, del manifestarsi di alternative che sono sconosciute o, addirittura, incontemplabili alla Nuova Generazione, vissuta sempre dentro le stesse amorevoli e mortifere mura. 

C’è bisogno di svelare letture diverse di ciò che circonda la vita, della vita in rapporto con la vita, dell’uomo con l’uomo; c’è bisogno di eliminare il rapporto biunivoco tra ciò che viene insegnato come senza alternativa e tutte le altre inabissate prospettive.

Prospettiva: il pane della storia. Cose piccole e grandi, avere un figlio o essere uno statista, necessitano di una visione sistematica del futuro perchè esso diventi un porto aperto verso il mare piuttosto che una secca pericolosa nell’Oceano in tempesta.

La Prima Linea deve cominciare a connettere le cose che ci si sviluppano attorno, partendo dalla realtà più quotidiana e spicciola, per risalire poi ai grandi movimenti di potere: non è più ammissibile trascurare il fatto che la defilazione giovanile derivi da una mancata connessione tra i singoli e quotidiani momenti delle nostre vite e le loro cause effettive, così come da un oscurantismo culturale passivo, invece che dall’imbecillità di un’intera generazione.

La Prima Linea deve vivisezionare, indagare e rivoltare ogni aspetto della realtà sociale, politica e culturale, per insinuare in chi legge il seme del dubbio assieme al germoglio di un’alternativa valida e costruita, cui ciascuno può e deve aggiungere il proprio mattone.

La Prima Linea deve dissacrare tutti i dogmi culturali che impediscono la sincera e vera lettura del reale, tanto più fortemente quanto più quelli siano inscalfiti, senza nessun timore di sporcarsi di fango, perché battere sentieri richiede coraggio, dedizione alla causa, capacità di volontà e di sopportazione.

La Prima Linea deve rimettere sul foglio tutti gli utili strumenti del passato remoto e prossimo e del presente per leggere il presente stesso come storia, ed essere sempre un passo innanzi.

La Prima Linea deve fare interagire tutti gli elementi del reale per assommarli in un’ampia comprensione logica e sistemica dello stesso. La più piccola scena rap non è scollegata dall’imborghesita produzione classica, il giornalino d’istituto dal quotidiano milanese o romano o fiorentino, la nuova piazzetta di cemento comunale dal TAV; se nulla si fa per nulla, è colpevole omettere di riconoscere, descrivere e giudicare le costruzioni ideologiche che rendono e fanno interagire con sé il mondo come oggi esso si mostra. 

Quando una realtà sociale diventa tanto egemonica da rendere la propria ideologia così inconsciamente interiorizzata dalle masse, di cui facciamo parte, che passa per una liberazione dall’ideologico, è dovere di chi ha coscienza di quanto accade abbattere ogni totem e mostrare che anche questo falso idolo sanguina.

Abbattere certezze poggiate su basi fragili e senza radici, dissacrare luoghi comuni ed un’ideologia dissimulata dietro l’oggettività scientista e la maschera del numero puro, è possibile soltanto attraverso l’intervento personale, fatto concreto in ogni modo possibile; Noi lo decliniamo nella messa in pubblico delle contraddizioni insanabili di questo mondo, nella scelta di campo, nell’avversione a ciò che pretende di costituirsi senza nessuna critica, nel giudicare dopo aver saggiato, nella militanza intellettuale, conoscitiva, pratica. 

A questo siamo chiamati dai tempi, a questo è chiamato chiunque abbia la capacità, la volontà, finanche la velleità di reinterpretare un mondo stanco, esausto, unito soltanto nel languore della banalità, della frantumazione individualistica, della disuguaglianza. 

Siamo chiamati a riposizionare le idee sullo sfondo delle parole, e le parole dinnanzi alle idee.    Siamo chiamati alla presa di posizione.  Siamo chiamati all’avanguardia. Siamo chiamati alLa Prima Linea.

Commenti

  1. Ireneo Corbacci scrive alla redazione de La Prima Linea:

    finalmente un manifesto il cui testo è capace di reggere cotanto nome...
    E lo regge tanto per altezza di pensiero quanto per consapevole proprietà di linguaggio. Meglio di così non avreste potuto debuttare, ragazzi e ragazze di questa nuova avanguardia (nuova davvero, a me pare, cioè di nuovo tipo, non l'ennesima riedizione di un'avanguardia giovanile novella, della quale tanti esempi infausti abbiamo avuto negli ultimi decenni...).
    Vi seguirò da vicino dal mio bosco, con ogni migliore ragione e passione: e vi segnalerò a miei conoscenti giovani che la vivono come voi e sentono il bisogno di pensarla come voi.
    Avanti così!
    Ireneo Corbacci

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